…la sua gamba si irrigidì sotto di me.
Rimasi immobile. Feci un passo indietro, appoggiandomi sui gomiti e fissandolo come se avessi appena visto un fantasma.
“Edi… tu… ti sei… mosso…”
Non disse nulla. Respirò lentamente, con controllo, come per darsi il tempo di trovare una spiegazione. Ma io non potevo più aspettare.
“Mi hai mosso la gamba”, ripetei, come se non potessi credere a quello che stavo vedendo.
Il suo sguardo si posò su di me, e non c’era distanza nel suo sguardo. Era un misto di paura, rabbia e una sorta di spossatezza mentale.
“Lidia… ascoltami.”
“Da quanto tempo riesci a camminare?” chiesi, con la voce tremante.
Chiuse gli occhi per un secondo.
“Qualche mese.”
L’atmosfera nella stanza cambiò improvvisamente, come se le pareti si stessero stringendo intorno a noi. Sentivo il suo cuore battere forte nelle orecchie. Mi inginocchiai, cercando di riordinare i pensieri.
“Perché hai mentito? Perché hai lasciato che tutti pensassero che fossi paralizzato?”
Non mi rispose subito. Invece, fece un passo indietro, appoggiando le mani a terra. Non si alzò, come se anche quello facesse parte del suo gioco.
“Perché era meglio così”, mormorò.
“Per chi?” chiesi, con un tono più brusco di quanto volessi.
Esitò. Poi, con un lungo sospiro rauco, cedette:
“Per me. E… per la mia famiglia. Questo è quello che pensavano loro.”
Sentii un nodo alla gola. “E io? Chi ero io? Una pedina in un piano ordito da altri?”
Non lo negò.
Quello fu ciò che mi ferì di più.
Mi alzai lentamente, asciugandomi le mani dal vestito bianco stropicciato. Edi mi guardò con un velo di colpa, ma non abbastanza da placare la mia anima.
“Lidia, non sono chi credevi che fossi. E non voglio esserlo.” Mi guardò. “Ma non posso starmene con le mani in mano e lasciare che mi buttino via come merce avariata. Avevo una scelta: sparire dal mondo come una persona indifesa, o lasciare che tutti credessero quello che volevano… finché non fossi stata pronta a reagire.”
“E sposarmi?” chiesi, con la voce quasi rotta.
Fece una pausa. Mi guardò a lungo, troppo a lungo perché fosse una bugia.
“Non volevo questo per te.”
Le sue parole erano semplici, sincere… e mi ferirono come una lama.
Feci un passo verso di lui. “Allora perché non hai detto niente? Perché hai accettato?”
Edi si morse la mascella, segno che qualcosa dentro di lui stava lottando.
«Perché tua madre era disperata. E tuo padre… quel debito non era solo un pezzo di carta. Era una trappola. La mia famiglia… non voleva uno scandalo. Così hanno proposto una soluzione. Elegante, a loro parere.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Una soluzione in cui io ero la merce di scambio.»
Non disse di sì. Ma il suo silenzio confermò tutto.
Sentivo le lacrime affiorare agli occhi, ma le trattenni con i denti. Non volevo piangere davanti a lui. Non ora.
«E la verità?» sussurrai. «Quante volte avresti voluto dirmelo?»
Edi aprì la bocca… poi la richiuse. Si passò una mano sulla nuca, come un uomo a cui erano finite le scuse.
«Molte volte. Ma non potevo. Perché ogni giorno… ti vedevo in modo diverso.»
Mi fermai. «In un modo… diverso?»
«Sei venuto qui senza urlare, senza chiedere niente. Sei stato gentile, anche se non ne avevi motivo. E poi… avevo paura che se ti avessi detto la verità, te ne saresti andato.»
Sentii il cuore stringersi. Una parte di me voleva credere. L’altra bruciava ancora di rabbia.
«Alzati», dissi.
Edi mi guardò sorpreso. «Adesso?»
«Alzati.»
Ci fu un attimo di silenzio. Poi appoggiò le mani a terra e, con visibile sforzo, si alzò lentamente.
Lo guardai in piedi davanti a me, appoggiato al bordo del letto, respirando affannosamente, ma… così affannosamente da togliermi il respiro.
«Sei proprio tu», dissi a bassa voce.
«Sì», mormorò. «Ma non sapevo se meritassi di vedere la mia versione dei fatti.»
«Sì, la merito», risposi. «Merito la verità.»
Annuì.
La vicinanza tra noi assunse improvvisamente un peso che non riesco a descrivere. Non era una storia d’amore. Non era un’infatuazione. Era la verità, cruda e senza filtri.
“D’ora in poi”, gli dissi, “se vuoi che questo sia un vero matrimonio… non mentiremo più. Neanche tu. Neanche io.”
Edi mi guardò con un’intensità che mi fece venire i brividi.
“Allora ricominciamo da capo”, disse.
“Sì”, risposi. “Ma facciamo tabula rasa.”
E in quel silenzio, per la prima volta quel giorno, provai qualcosa che non sentivo da tempo: il potere della scelta.
E la mia scelta fu semplice:
la verità prima di tutto.