…ma i soldi.
Era un lunedì caldo, inizio giugno. Ero appena tornata dal mercato. Avevo comprato verdure più economiche direttamente dai produttori. Mi ero seduta per selezionarle e riporle per la settimana.
E poi suonò il campanello.
Chi altri?
Cristina.
Questa volta non sorrise allo stesso modo. Era un po’ di fretta, ma comunque ordinata, ancora profumata.
“Găluțo… hai 200 lei? Te li do domani, te lo giuro. La banca mi ha bloccato la carta e devo pagare una cosa urgentemente.”
Rimasi con la mano sulla carota, a fissarla.
Duecento lei.
Non c’erano più uova.
Non c’era più zucchero.
C’erano i soldi.
“A cosa ti servono?” chiesi con calma.
“Uff… l’ordine… il corriere è in arrivo.”
Sentii qualcosa stringersi dentro di me.
Il corriere.
Quindi, non per il cibo.
Non per una vera emergenza.
Per… la spesa.
“Non ce l’ho”, gli dissi.
Mi fece l’occhiolino.
“Dai, Gălu, solo 200…”
“Non ce l’ho.”
Per la prima volta, la mia voce suonò fredda.
Si sforzò di sorridere.
“Va bene… lasciami in pace…”
E se ne andò.
Ma non finì lì.
Due giorni dopo, di nuovo alla porta.
“Ha delle uova?”
Aprii la porta quel tanto che bastava perché mi vedesse.
“No.”
“Che intendi con ‘no’?”
“Non te le darò più.”
Aprì leggermente la bocca.
“Gălu… cos’è successo?”
Andai in cucina, presi il quaderno e glielo diedi. «Guarda cosa è successo.»
Iniziò a sfogliarlo.
Intere pagine.
Date.
Quantità.
Importi.
Vidi il suo sorriso spegnersi.
«Cos’è?»
«Il tuo debito.»
Rimase in silenzio.
«4.800 lei», dissi, senza menzionare la cifra esatta.
Alzò lo sguardo.
Non era più la stessa Cristina.
«Dici sul serio?»
«Assolutamente sì.»
Cercò di ridere.
«Galu, è solo una piccola cosa…»
«No. Non è più una piccola cosa.»
Feci un passo avanti.
«È il mio lavoro. I miei soldi. Il mio rispetto.»
Calò il silenzio.
Per la prima volta, non era più lei ad essere sicura di sé.
«E… cosa vuoi?»
«Ridammi i miei soldi.» “Tutto?”
“Tutto.”
Deglutì.
“Non ne ho più così tanto.”
“Allora prendilo. Ma non bussare più alla mia porta.”
Chiuse il quaderno e me lo porse.
Non sorrideva più.
Non emanava più quell’aria di superiorità.
“Va bene…” disse a bassa voce.
Se ne andò.
La porta si chiuse.
Mi appoggiai a lei, respirando profondamente.
Non si trattava di soldi.
Si trattava di me.
Due settimane dopo, tornò.
Questa volta senza la vestaglia di seta. Senza il profumo intenso.
Con una busta.
“Ecco 2.000…” disse. Ne porterò altri.
Non dissi nulla. Presi la busta.
Un altro mese dopo, il resto.
Non chiese altro.
Ci siamo salutati sulle scale.
Tutto qui.
Il quaderno è rimasto nel cassetto.
Ma ogni volta che lo vedevo, mi tornava in mente una cosa semplice:
Non devi essere “bravo” con i soldi o con i nervi.
A volte il massimo rispetto che puoi mostrare a te stesso… è dire “no”.