Il fuoco scoppiettava dolcemente nella stufa. Fuori, il vento sferzava le finestre, ma nella stanza regnava un silenzio opprimente.
“Dimmi”, disse Matei, con il cuore che gli batteva forte.
Radu sospirò profondamente.
“Sono tuo padre.”
Le parole gli caddero pesanti come un pezzo di legno verde nel fuoco.
Matei sentì le gambe cedere.
“No… è impossibile”, mormorò.
“Lo so che sembra così”, intervenne Elena, con gli occhi pieni di lacrime. “Ma è vero.”
Radu giunse le mani.
“Tua madre, Maria, è stata l’amore della mia vita. Eravamo giovani. Poveri. I miei genitori non approvavano la nostra relazione. Quando rimase incinta, fui un codardo. Me ne andai. Scelsi i soldi al posto suo.”
Matei sentì il passato colpirlo duramente.
“Quando tornai, era troppo tardi”, continuò Radu. «È morta di parto. Tu eri già al centro. Ho cercato di trovarti, ma mi sono perso tra le scartoffie e la vergogna.»
«E adesso?» chiese Matei, con la voce rotta dall’emozione.
«Ti ho cercato per anni. Ho scoperto del cottage. Di te. Volevo solo vederti. Per assicurarmi che stessi bene.»
Matei si alzò e uscì nella neve. L’aria gelida gli bruciava i polmoni. Aveva bisogno di respirare.
Dopo qualche minuto, si voltò. Il suo sguardo si posò su Sofia, che dormiva serenamente tra le braccia di Elena.
«Sei entrata nella mia vita quando ero a pezzi», disse. «Non so se riuscirò mai a perdonare. Ma so che non voglio che mia figlia cresca senza la verità.»
Radu scoppiò in lacrime.
«Non chiedo niente», disse. «Solo la possibilità di essere buono, almeno per ora.»
Matei si avvicinò e le porse la mano.
— Resta per le vacanze.
Quella mattina, il sole sorse sulle montagne. E per la prima volta dopo tanto tempo, Matei sentì di non essere più solo al mondo.