Feci un respiro profondo e li guardai entrambi.
Eduard tremava. Mariana era confusa, ma sperava ancora in una spiegazione.
Non c’era.
“Questa casa non è in vendita”, dissi con calma. “È intestata a me. Tutta quanta.”
Mariana fece un passo indietro.
“Ma… mi ha detto che…”
“Ti ha detto un sacco di cose”, la interruppi. “Il problema è che niente di tutto ciò è vero.”
Eduard cercò di intervenire.
“Lucia, per favore… possiamo parlare…?”
“No”, dissi. “Hai avuto tre anni per parlare.”
Aprii la mia valigetta ed estrassi diverse copie.
“Accordi, dichiarazioni, firme. Tutto. Hai trasferito denaro dalla società a conti segreti. Hai cercato di vendere la casa senza il mio consenso.”
Mariana lo guardò lentamente, come se stesse iniziando a vedere una persona diversa.
«Eduardo… dice che non è vero.»
Non disse nulla.
Quella era la risposta.
«Il tuo anello», continuai, guardando Mariana, «è stato pagato con quei soldi. Non con un’eredità.»
Si coprì la bocca con la mano.
«No… è impossibile…»
«Sì», dissi. «E la polizia lo sa già.»
Eduardo alzò improvvisamente la testa.
«Cosa?»
Sorrisi appena.
«Il volo cancellato è la tua fortuna… o sfortuna. Perché quando ero in aeroporto, ho ricevuto un’email dalla contabilità. Hanno scoperto tutto.»
Silenzio.
Facevo fatica a respirare.
«Sono tornata a casa per accertarmene», dissi. «E ne ho avuto conferma.»
Mariana si allontanò da lui come se lo vedesse per la prima volta.
«Tu… mi hai mentito su tutto?»
Eduardo le tese la mano. «Mariana, io…»
«Non toccarmi.»
La sua voce cambiò improvvisamente.
Poi mi guardò.
«Mi dispiace… non lo sapevo…»
Annuii.
«Lo so.»
Non era colpa sua. Era semplicemente capitata nella vita sbagliata.
In quel momento, suonò il campanello.
Due volte.
Premuto.
Eduard chiuse gli occhi.
«Sono venuti…» sussurrò.
Mi avvicinai alla porta e la aprii.
Due poliziotti.
Pace. Tutto a posto.
«Signora Ionescu?»
«Sì.»
«Sono venuto a prendere il signor Eduard Popa.»
Feci un passo indietro.
Tutto accadde in fretta. Domande, spiegazioni, mani fredde, passi insistenti.
Eduard non protestò.
Non aveva scelta.
Quando se ne andarono, nella casa regnò il silenzio.
Mariana rimase immobile, con le lacrime agli occhi.
“Cosa stai facendo adesso?” chiese.
Mi guardai intorno.
Casa mia.
La mia vita.
“Ricomincio da capo”, dissi.
Annuì lentamente.
“Anch’io…”
Se ne andò senza dire una parola.
Rimasi solo.
Ma non era più quel silenzio opprimente.
Era il silenzio dei nuovi inizi.
Andai in cucina, presi una tazza e mi preparai il caffè.
Questa volta, solo per me.
E per la prima volta dopo tanto tempo, non mi sentii tradito.
Mi sentivo libero.