L’uomo guardò prima la bambina. I suoi occhi erano spalancati, stanchi, ma pieni di speranza. Poi si rivolse alla madre.
“Come ti chiami?” chiese.
“Ana”, rispose lentamente.
“E la piccola?”
“Maria.”
L’uomo sorrise leggermente.
“Maria, quanti anni compi oggi?”
“Sette”, disse la bambina, alzando timidamente le dita.
L’uomo annuì, come se stesse prendendo una decisione importante.
“Vieni con me.”
Si diresse verso il bancone.
“Voglio la torta più grande che ci sia. Con cioccolato, frutta, tutto quello che avete.”
I dipendenti rimasero immobili.
“E la voglio ben incartata. Con le candeline. Sette.”
Poi continuò, con calma ma fermezza:
“E aggiungete biscotti, succo di frutta, tutto ciò che serve a una bambina per il suo compleanno.”
Uno dei dipendenti deglutì.
“Certo… subito.”
L’uomo si rivolse ad Ana. «Dove abitate?»
La donna esitò.
«Dove andremo… a volte al rifugio di Rahova, a volte alla stazione ferroviaria.»
Nella sua voce non c’era traccia di vergogna. Solo la verità.
«Allora non festeggerete lì oggi», disse semplicemente.
Pagò il conto. Erano poche centinaia di lei. Lasciò un po’ di resto sul bancone.
«Questo è per te», disse, porgendo ad Ana una busta. «Per vestiti, cibo, qualsiasi cosa ti serva.»
Ana avrebbe voluto rifiutare.
«Non posso…»
«Puoi», la interruppe gentilmente. «E te lo meriti.»
Poi si rivolse ai dipendenti.
«Il vostro responsabile risponderà al telefono domani mattina.» “L’edificio in cui lavori è di mia proprietà.”
Entrambi impallidirono.
“E il tuo comportamento… avrà delle conseguenze.”
Prese la torta e la mise tra le braccia di Ana.
“Buon compleanno, Maria.”
La bambina sorrise ampiamente. Un sorriso genuino, di quelli che illuminano l’intera stanza.
Uscirono dalla pasticceria. Fuori nevicava leggermente. Bucarest, per un attimo, sembrò più mite.
L’uomo li accompagnò alla sua auto parcheggiata davanti a casa.
“Andiamo,” disse. “Conosco un piccolo ristorante a conduzione familiare non lontano da qui. Hanno un tavolo libero e sono gentili.”
Quella sera, Maria spense le candeline per la prima volta in vita sua, senza fretta, senza il freddo, senza paura.
Ana pianse in silenzio, tenendo la mano della bambina.
E l’uomo, il signor Ionescu, osservò la scena con calma.
Perché a volte una torta è più di una semplice torta.
La prova che la gentilezza esiste ancora.