“Liduța…” sussurrò, prendendo la mano della figlia

Lidia chiuse il portatile e fissò il vuoto.

Non si trattava di un problema di facile soluzione. Era la sua vita.

In cucina, Sorin stava preparando il caffè in silenzio, come se nulla fosse accaduto.

Lentamente si alzò ed entrò.

“Sorin… dobbiamo parlare.”

Non si voltò.

“Non abbiamo niente di cui parlare.”

“Sì, invece. Di mia madre.”

Rimase in silenzio per un attimo. Poi si voltò, irritato.

“Te l’ho detto chiaramente.”

“E te lo ripeto chiaramente: non la lascerò morire lì.”

Sorin strinse i denti.

“Allora vai da lei.”

“Va bene.”

La parola gli si impresse nella mente.

Sbatté le palpebre.

“Cosa?”

“Vado da lei. Assolutamente.”

Sorin rimase immobile.

“Dici sul serio?”

“Davvero sul serio.” Andò in camera da letto e iniziò a prendere i vestiti dall’armadio.

“Lidia… non dire sciocchezze.”

“Non è una sciocchezza. È una scelta.”

“Anch’io?”

“Hai già scelto.”

Il silenzio tra loro era opprimente.

“Te ne vai davvero?” chiese lui, con voce più bassa.

“Sì.”

Il giorno dopo, Lidia era già in paese.

La casa era fredda. La stufa bruciava a malapena. La legna era bagnata.

Ma sua madre era a casa.

E non era più sola.

I primi giorni furono duri. Freddo, lavoro, stanchezza.

Ma lentamente tutto si calmò.

Lidia trovò lavoro nel negozio del paese.

Imparava ad accendere il fuoco, a portare l’acqua e a riparare le cose.

Una sera, erano entrambe sedute accanto alla stufa.

“Mamma… ti senti meglio?” chiese Lidia.

L’anziana sorrise.

“Ora… sì. Perché non sono più sola.”

Due mesi dopo, in una gelida mattina, un’auto suonò il clacson fuori dal cancello.

Lidia se ne andò.

Sorin.

Lui rimase lì con le mani in tasca.

“Che ci fai qui?” chiese lei.

“Ho portato della legna. Secca.”

Rimase in silenzio.

“E… se c’è ancora posto… forse resterò anche io per qualche giorno.”

Lidia lo guardò a lungo.

“Qui non c’è una grande TV. Niente comfort.”

“Lo so.”

“E devi portare l’acqua.”

“Sto studiando.”

Fece un passo verso di lui.

“E la mamma?”

Sorin sospirò.

“Se mi rimprovera di nuovo… starò zitto.”

Lidia sorrise per la prima volta dopo tanto tempo.

“Per favore.” Quella sera, nella piccola casa, tre persone sedevano accanto alla stufa.

Non era un posto lussuoso.

Ma era caldo.

E per la prima volta, era una vera famiglia.

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